L'UMANITA' E' UN ATTO DI EROISMO
Questa frase scritta da Bertold Brecht nella sua opera teatrale "Vita di Galileo" ha influenzato generazioni di studenti ma, a conti fatti, è un'alibi che serve solo a giustificare quelli che non hanno nessuna voglia di alzarsi in piedi e fare la loro parte nella Storia.
L'essenza stessa dell'umanità è eroica.
Quando l’uomo primitivo ha lasciato le caverne, quando ha scoperto il fuoco, quando ha deciso di coltivare con cura la terra, quando ha ideato e costruito la barca per solcare l'ignoto del mare, quando ha liberato dalla catena della produzione le arti, la poesia, la musica, l'astronomia, l'umanità ha compiuto atti eroici.
La stessa postura eretta è un segno tangibile di eroismo che ci ricorda che non siamo nati per strisciare.
A guardare bene, l’intera storia umana è intessuta di eroismo: persone che hanno lottato ben oltre il loro proprio tornaconto. Hanno lottato e sono morte per l'indipendenza, per i diritti, per il lavoro, per il sogno di un'umanità sempre migliore.
Anche Ercole, l'eroe per eccellenza della mitologia classica, compie le sue 12 fatiche non tanto per conquistare il mondo ma per conquistare se stesso.
Secondo Sant'Agostino la parola eroismo va etimologicamente collegata ad Hera, la moglie di Zeus nel pantheon greco. L'eroe è considerato il consorte sulla terra della dea del matrimonio.
Anche Platone, nel Cratilo, pensa che gli "eroi" siano nati dall'eros di divinità unitesi ai mortali. In entrambi i casi si dà atto che chi si lascia attraversare da un moto di eroismo sta trascendendo la sua sfera terrestre per avvicinarsi al cielo.
Non è possibile intraprendere alcunché di nobile senza un pizzico d'amore per ciò che si fa. Solo dove indirizziamo il nostro eros, come individui e come popoli, è possibile un cambiamento. Perché l'amore è una forma di energia e come tale si dirige solo nei luoghi dove lo invitiamo a prender parte.
Ma, oggi che il capitalismo ha anestetizzato ogni tipo di eroismo, con comodità materialistiche e aspirazioni rattrappite, esistono o possono esistere ancora gli eroi?
La risposta è sì. Non importa quanto siano difficili le condizioni a contorno. Ogni donna ed ogni uomo sulla terra ha avuto in dono la quantità di talenti adatta a se stesso e con quelli ognuno di noi può giocare al meglio la sua partita, a patto che lavori sempre per il buon nome dell'umanità.
Si parte dalle cose più piccole. Oggi un eroe è chi paga una multa invece di farsela cancellare dall'amico. È l'infermiere che resta mezz'ora dopo il turno in un pronto soccorso al collasso. È la professoressa che, nonostante la scuola cada a pezzi, mette tutta se stessa nell’educazione dei suoi studenti.
Bisogna fare il proprio dovere senza aspettarsi granché in cambio. Contro le sferzate del cinismo imperante, di chi confonde la furbizia con l'intelligenza del cuore, dobbiamo scegliere di investire ancora nel mondo, nonostante le contraddizioni, le ingiustizie, i crimini, la volgare superficialità.
Sapendo che non sta a noi portare a termine l'opera, ma nessuno è libero dal rinunciarvi.
E' giunto il tempo di essere ANTI-PATICI, ossia non compiacenti con il trito e ritrito “così fan tutti”. Esigiamo eroismo, soprattutto da noi stessi.
Diamo l'esempio, ogni nostro gesto di cura è un atto di eroismo che riverbera molto più di tante parole date al vento.
E quando incontriamo qualcuno che si sottrae a questa responsabilità, trattiamolo per quel che è: un uomo delle caverne, in un mondo che non può più permettersi di tornare indietro.
Gli eroi, alla fine, assomigliano a quelli descritti da Jorge Luis Borges nella sua poesia "I Giusti":
"Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un'etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud
giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina,
che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono
le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare
un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo."
Un articolo di Fulvio Benelli

